Nassa – Osteria di mare

Questa sera ho cenato in un locale assolutamente carino, pulito, camerieri professionali, buona cucina e ottimo vino ma senz’anima.


Il 6 Gennaio è una giornata particolare di “festa non festa”, “Befana non Befana”(l’Epifania, a Milano, non è particolarmente sentita se non come possibilità di un giorno di ferie in più). Ci può stare quel clima oserei dire disadorno, ma non ci sta per nulla che in un ristorante in cui entra un’unica cliente la fai sentire come un pesce rosso nella tristissima boccia di vetro. Imbarazzante! Venite a chiedere, proponetevi, lasciatemi la bottiglia sul tavolo almeno mi consolo, perchè se arrivate asettici a versarmi il calice, giuro che mi sento come una vergine sacrificale nonostante l’età. Essendo io di pessimo carattere e conoscendo l’aiuto chef, ecco che subito mi paleso e chiedo al povero cameriere ignaro: “Ma Mahmoud, non viene a salutarmi?” “Non mi presenta lo chef? E allora con uno sforzo titanico ecco che dalla cucina esce un signore gentile ma senza vitalità come i suoi piatti, perfetti, bellissimi ma senza forza, caratteristiche, peculiarità e cos’altro? Allora da vecchia golosa che ha un poco di vita enogastronomica alle spalle mi e vi chiedo: “cos’è che ci emoziona nel cibo?” Sicuramente un bell’impiattamento è un valore, ma nel contempo ti conduce nel tunnel di un’aspettativa organolettica forte e quando poi tuffi la forchetta nel cibo e lo porti alla bocca con aspettative golose e ti ritrovi un gusto pulito,corretto, ma senza carattere resti delusa come se Brad Pitt fosse così meravigliosamente folle da invitarti a cena e poi ti intrattenesse leggendoti l’elenco del telefono. Ecco, ultimamente capita.

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